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mercoledì 22 luglio 2009

Lista Film in Streaming


martedì 5 maggio 2009

Film : Despereaux

despereaux"Le avventure del topino Despereaux” è una trasposizione cinematografica della favola Le avventure di Meschino, scritta nel 2003 da Kate Di Camillo. Questo dice già molto sulle differenze tra questo film e i ‘concorrenti’ della Pixar, Dreamworks o Blue Sky Studios, senza considerare i costi di produzione notevolmente inferiori. Si dice spesso, inoltre, che i film d’animazione digitale sono per grandi e piccini. La realtà è che generalmente a tenere alto il livello di interesse dei più grandi ci pensa il tono umoristico e caricaturale dei personaggi. In questo caso, invece, l’umorismo è sostanzialmente messo da parte, puntando forte su una favola classica nell’impianto narrativo ma moderna nelle numerose sfaccettature visive e concettuali. “Despereaux” è una fiaba d’animazione medioevale incredibilmente elegante e raffinata, accattivante nella rievocazione delle atmosfere pittoriche fiamminghe e nella proposizione un modello di film per bambini finalmente caratteristico e indipendente. Dagli autori di “Giù per il tubo” è nata un’avventura intelligente che affronta i temi della speranza, del perdono e del coraggio. Nello specifico Despereaux è un topino molto diverso dagli altri topi di ‘Mouseworld’. Oltre ad avere delle enormi orecchie, è stranamente positivo, coraggioso e disinteressato alla conformità che lo circonda, impermeabile alle ingerenze del potere costituito. Roscuro è invece un ratto incompreso, gentleman e giramondo, esiliato a ‘Ratworld’ – nelle buie viscere della terra – dopo un terribile incidente in cui muore la regina (umana) del regno di ‘Doremì’. Tra i due si crea un’amicizia che mira anche a riportare armonia al tormentato reame.
Il sapore retrò del racconto si allontana dal digitalismo binario dei suoi fortunati predecessori per scaraventarci nelle complessità dei sentimenti e del reale. “Le avventure del topino Desepreaux” rispolvera il valore dell’amicizia ma introduce valori morali moderni, restituendo ai bambini la loro giusta dignità senza mai sottrargli la magia. I continui contrasti tra buio e luce, superficie e profondità, punizione e perdono ci allontanano paradossalmente dai ritmi convulsi ma ovattati a cui siamo abituati, lasciandoci un senso di delicatezza e delizia romantica che fanno ben sperare per il futuro di questo genere cinematografico appena nato ma già ampiamente consumato.





lunedì 27 aprile 2009

Ubuntu: vedere un film nel formato ASCII


In questa epoca, dove lo standard HD è sempre più diffuso, i televisori LCD e al plasma vengono  sono a buon mercato, i lettori Blue-ray stanno lentamente soppiantando i DVD, voglio segnalarvi un metodo per visualizzare i filmati in un terminale di Ubuntu utilizzando solo caratteri ASCII.

Naturalmente la qualità lascia parecchio a desiderare, ma a noi interessa vedere come, tramite simboli colorati, è possibile ricreare il filmato riprodotto.

Per fare questo abbiamo bisogno di mplayer, che se non lo avete ancora installato potete farlo con


sudo apt-get install mplayer

Quindi procuriamoci un filmato in formato .avi e lanciamolo, sempre da terminale


mplayer -vo caca TitoloFilm.avi

Al posto di TitoloFilm inserite quello che volete riprodurre.

Per una resa ottimale vi consiglio di utilizzare cartoni animati dai forti contrasti cromatici, come ad esempio i Simpsons. In questo modo potrete osservare il filmato stando seduti davanti al monitor. Se invece utilizzate un film normale per poter distinguere le scene sarete costretti ad allontanarvi sempre di più.

I parametri da inserire nella riga di comando sono semplici; caca indica il testo a colori, mentre per poterlo vedere in bianco e nero basta inserire al suo posto aa.

Buona visione... Joe Martello...

martedì 14 aprile 2009

Io & Marley

io-e-marley-2009-locandinaTrama
John e Jenny Grogan freschi di matrimonio decidono di abbandonare i freddi inverni del Michigan per iniziare una nuova vita a West Palm Beach, nella calda e soleggiata Florida.
Assunti come giornalisti in due quotidiani concorrenti, i due rappresentano la perfetta coppia innamorata. Il passo successivo della loro vita insieme è quello di avere un figlio per creare così una famiglia. John che non si sente ancora pronto al ruolo di padre, confessa le sue preoccupazione all’amico e collega giornalista Sebastian, il quale gli offre un suggerimento: regalare a Jenny un cucciolo di Labrador, per provare così la sua capacità di occuparsi di un nuovo componente familiare. Ma il cucciolo, di nome Marley, ben presto crescerà assumendo dimensioni ragguardevoli travolgendo la loro vita di coppia come un vero uragano.

Recensione
“Io & Marley” rappresenta un classico che spesso si presenta in tante famiglie: un giorno ti rechi in un canile (una fattoria nel caso del film) con il desiderio di adottare un piccolo cucciolo. Lo vedi tra tanti, piccolo, tenero, desideroso di affetto. Una volta portato a casa inizia ad allietare le tue giornate fino a quando il cagnolino diventa un maldestro ed amorevole cagnone che combina disastri. E’ quanto succede anche a John e Jenny Grogan, una coppia felice ed innamorata, sul punto di compiere l’importante passo di diventare genitori. Ma un cane non è un bambino e i due lo capiranno ben presto. Tratto dall’omonimo romanzo che ha appassionato ed emozionato i proprietari di cani (e non) di mezzo mondo, “Io & Marley” narra le disavventure della coppia mostrata attraverso gli occhi del dolce ma goffo cagnone, capace di combinare disastri sia in casa che fuori. Marley distrugge ogni cosa gli si presenta di fronte, mangiando qualunque cosa di commestibile e non, incurante persino della severa scuola di addestramento per cani presso la quale viene portato dalla coppia. Ma “Io & Marley” non è la tipica commedia sul migliore amico dell’uomo, perché sono tanti gli elementi che spostano il film dal piano della banale comicità a quello della commedia brillante: i problemi di coppia; le difficile scelte tra la famiglia ed il lavoro che quasi sempre toccano alle mogli; il dualismo tra la vita familiare e quella di single.
David Frankel, regista della commedia di successo “Il diavolo veste Prada”, non poteva scegliere cast migliore: sia Owen Wilson che Jennifer Aniston non nascondono il loro amore sviscerale per i loro cani. Wilson è seguito ovunque dal suo fido Garcia, un australian cattle dog che compare in un breve attimo anche nel film; Aniston ha ammesso in alcune interviste di non poter fare a meno dei suoi due cani, Dolly, un pastore tedesco, e Norman, un corgi gallese. Ma è chiaro che il vero protagonista di “Io & Marley” è lo splendido labrador, capace di rubare la scena ai due attori hollywoodiani. Attraverso le sue imprese disastrose, Marley condivide le gioie ed i dolori della sua famiglia, perché nel suo caso è davvero difficile utilizzare la parola “padroni”. Positive le prove degli attori secondari: Alan Arkin, eccezionale in “Little Miss Sushine”, è il simpatico capo di John, mentre Eric Dane è perfetto nel ruolo di Sebastian, single per scelta. Sebastian è sempre lì ad ascoltare e consigliare John, fino a quando non viene distratto da una bella donna, sempre pronto a conquistarla. Una vita a prima vista molto più dinamica ed affascinante (ottima la scelta di Frenkel, che attraverso un montaggio veloce ne descrive gli amori con la voce narrante di John), ma che alla fine fa comprendere come il single sia spesso solo, privo degli affetti familiari.
Anche se è chiaro che l’idea che è alla base di “Io & Marley” è quella di raccontare tutta la vita di Marley attraverso i suoi rapporti con la famiglia Grogan, in più punti si ha la sensazione che il film manchi di una vera e propria trama trascinante, come se tutto si riducesse ad una serie di situazioni senza un filo conduttore. E se a questo si aggiunge l’eccessiva durata della pellicola (due ore), si capisce come il film presenti inevitabilmente diversi punti morti. Ma considerando la mediocrità di tanti film che vedono protagonisti gli animali, bisogna dare merito a Frenkel di essere riuscito a creare qualcosa di simpatico e per nulla grossolano. Bella la colonna sonora di “Io & Marley”, sia nella presenza di brani pop di successo (splendide “Shiny happy people” dei R.E.M., “Lucky man” dei The Verve e la cover dei Nirvana “Lithium”, interpretata da Bruce Lash) che nelle musiche originali del compositore Theodore Shapiro, autore di colonne sonore in diverse commedie di successo. Esemplare invece la fotografia Florian Ballhaus, capace di catturare tutti i colori delle diverse stagioni dell’anno.
Lontana da una stupida comicità, “Io & Marley” è un’adorabile commedia sentimentale per gli amanti dei cani e degli animali in genere, forse gli unici in grado di capire realmente cosa si cela dietro questo particolare rapporto. Agli altri, il film apparirà come una semplice commedia penalizzata da una leggerezza narrativa e da una durata eccessiva. Ma “Io & Marley” rimane una tenera e commovente storia capace di toccare le corde dell’anima non priva di alcune simpatiche gags.





domenica 12 aprile 2009

Una bella recensione di un bel film, Gran Torino di Clint Eastwood

locandinaWalt Kowalsky è un meccanico in pensione. Alla lunga vita di lavoro alla Ford,il ritiro vede l'uomo in una condizione esistenziale isolata e prevenuta verso un mondo in continuo cambiamento. La moglie muore e Walt resta solo,con i figli e i nipoti,dai quali si tiene a debita distanza. Le sue giornate si altalenano fra i piccoli lavori da eseguire,la sua birra,il suo cane e il barbiere,unica persona che potrebbe avere la presunzione di dichiararsi suo amico,ma soprattutto Walt nutre una passione febbrile verso la sua Ford modello "Gran Torino",che egli accudisce maniacalmente. Veterano della guerra in Corea,Walt ne porta su di sè il pesante fardello di ricordi e non è per nulla contento di assistere al processo che vede gli immigrati asiatici,le bande di adolescenti di etnia Hmong,i latino americani,gli afroamericani,prendere possesso del suo quartiere,ormai in stato di disfacimento e sostituire i conoscenti di un tempo,tutti morti o trasferiti. La vita di Walt sembra trascorrere in una tetra tristezza,fino a quando,una notte,sorprende il giovane Thao,suo vicino di casa,che spinto dalla gang del quartiere alla cui testa sta il cugino Spider,si era intrufolato nel garage per rubare la Gran Torino. Da quel momento,la vita di Walt cambia radicalmente. "Gran Torino" segna il ritorno di Eastwood in veste di regista ed attore,dopo "Million Dollar Baby",Oscar come miglior film nel 2005. L'artista rientra in grande stile,nella parte di un uomo che si trova a dover affrontare la realtà di un mondo che egli disconosce e che muta in continuazione,sotto i suoi occhi di persona burbera ed ancorata a pregiudizi e situazioni esistenziali,che lo imprigionano in una dimensione dalla quale egli stesso rifiuta di liberarsi. Lo spunto per raccontare la storia di una redenzione,o intima revisione e mettere a fuoco i lineamenti di un personaggio che si trova a fare i conti con sè stesso,nelle ultime pagine di una lunga vita di duro lavoro,viene all'esordiente sceneggiatore Nick Schenk,dalla sua attenzione rivolta alle famiglie Hmong,una razza asiatica originaria del Laos,intervenuta nel conflitto in Vietnam a supporto degli Stati Uniti e trovatasi in una situazione di migrazione ed insediamento nel Paese. Walt Kowalsky non nutre alcuna simpatia per questa gente,con la quale condivide una condizione di vicinato e manifesta apertamente e senza mezzi termini il suo razzismo e la sua ostilità. L'ossessione per gli orrori vissuti in Corea,Walt li riversa sui suoi vicini,mostrando di non fare distinzioni in seno alla razza asiatica,che egli vede uniforme e senza particolarità distintive. Ciononostante,una lenta trasformazione matura nel suo intimo,quasi a livello subliminale ed inconscio,che lo porta ad avvicinarsi ed ad assimilare una cultura così diversa dalla sua e dalla quale,peraltro,si sente attratto. Il suo processo d'introspezione forma la base del film ed è il tema centrale,sviluppato con una buona dose di autoironia e sul quale si intrecciano le vicende che vedono l'uomo riflettere sulla sua vita trascorsa e cercare di dare un significato a quella in corso. Eastwood è sempre stato molto attento agli sviluppi dei rapporti interraziali,fra religioni e fra le diverse fasce sociali,filtrandole attraverso una prospettiva ove il pregiudizio e l'idea preconcetta giocano un ruolo primario ("The Changeling","Lettere da Iwo Jima","Fino a prova contraria","Mystic River","Gli spietati"). Spesso il regista affronta il tema della diversità e della discriminazione,con argomenti che mettono a nudo la realtà,quando questa viene inquinata dall'equivoco,scoprendo situazioni scomode e denunciandole in modo schietto ed onesto. In "Gran Torino",Walt è un uomo vecchio,non solo all'anagrafe,ma che si vede incapace di adattarsi e vivere un oggi che stride con il suo settarismo,profondo e radicato in una dura esperienza di lavoratore alla Ford e di soldato testimone di terribili eventi vissuti in Corea. Purtroppo Kowalsky non è stato in grado di superare i suoi traumi ed è restato vittima di una implosione interiore che lo ha portato a vivere in una sorta di sorda autocommiserazione,chiudendolo in una drammatica impossibilità di comunicare,restando così,solo,senza più la moglie,venuta a mancare e con i figli ormai cresciuti ed adulti,che egli stesso non comprende e che sente quasi come estranei. Fra le righe del controverso rapporto di Walt con i figli e i nipoti,si inserisce l'ulteriore irritante inconveniente di Padre Janovich,sacerdote della defunta moglie e del suo assillante insistere perchè si realizzi l'estremo desiderio della donna,che Walt cerchi il perdono di Dio nel Sacramento della confessione. Il sacerdote fa del suo meglio,per avvicinarsi a Walt,ma trova l'uomo,anche qui,prevenuto e chiuso nella sua opinione che l'uomo di Chiesa sia un inesperto ragazzino dai modi scontati ed inefficaci. Non è un bello scenario,quello che si intravvede fra le ombre di un Walt alla deriva,eppure sempre vorticante attorno a sè stesso. Sembra non esserci vita,luce o calore,nella sua esistenza passita e rinchiusa fra le mura di una rabbia esistenziale. Anche la "Gran Torino",la sua gioia,il suo orgoglio,che egli cura come un oracolo,null'altro è che una macchina,un oggetto meccanico,che Walt non usa e che custodisce gelosamente nel garage,chiusa anch'essa agli occhi del mondo che vive e si muove attorno a lui. Una felicità ferma e statica,che l'uomo lucida e pulisce con attenzione,nascondendola al prossimo,che è invece una realtà che respira vita sotto un cielo aperto. Questo è quanto rimane a Walt,che vive in un quartiere che egli ha visto cambiare,in una strada malridotta,ove ha,come vicini,degli immigrati che non accetta,in una casa ben curata,unica fra le altre abitazioni lasciate andare a sè stesse,come ad indicare la precarietà di una popolazione cui non spetta il pieno diritto di vivere in quel Paese. Walt è rimasto attaccato ad un passato che gli impedisce di accettare come il mondo sia cambiato e si sia evoluto e questa condizione di stasi caratterizza ogni aspetto della sua vita. Thao,il ragazzo per cui Kovalsky nutre una certa simpatia,è altrettanto solo,quasi disadattato in seno ad una famiglia di sole donne. Timido ed impacciato,vede in Walt la figura maschile che gli è sempre mancata e ne fa il suo punto di riferimento. Tocca proprio a Thao il compito di rubare la Gran Torino dell'anziano vicino,spinto,come prova d'iniziazione per l'appartenenza alla banda locale,dai due ragazzi asiatici Spider e Smoke. Anch'essi sono figli della strada,non hanno avuto alcuna educazione o guida da parte dei loro genitori e sono alla ricerca dell'integrazione nella società,cercando di coniugare due culture tanto diverse:la propria e quella del Paese dove si sono trasferiti,in una affannosa ricerca sferzata dalla ribellione che caratterizza la frustrazione di chi si trova nel bisogno di inserirsi in una condizione di esistenza in una terra straniera. La reazione di Walt al tentativo di furto,lo fa diventare oggetto di ammirazione e stima. Qui,per Kovalski,si presenta la possibilità per un'apertura ad una maggiore comprensione delle difficoltà che animano e motivano il comportamento dei ragazzi della comunità Hmong. Recidivo,inizialmente,di fronte alle manifestazioni di affetto del vicinato,man mano l'uomo si apre,tra splendide pennellate ironiche,ad un atteggiamento radicalmente diverso,scoprendo le virtù e le doti dei vicini di casa. Il suo processo di trasformazione interiore,lo porta ad affermare quanto abbia più in comune quella gente,di quanto possa avere con i figli viziati e fannulloni. Sembra quasi che la pellicola abbia il suo sviluppo drammatico,per poi soffermarsi su un concetto essenziale:riuscire a mettere in luce il processo intimo di un uomo che gradualmente riesce a disfarsi dei propri pregiudizi,per riscoprire la novità di rapporti umani che mai avrebbe immaginato di tessere. Ci si ricorda bene,di quanto Frankie Dunn,il Clint di "Million Dollar Baby",sia inizialmente restio ad allenare Maggie,(Hilary Swank),perchè donna e,come tale,non compatibile con il quadro prospettico che rientra nell'ottica dell'allenatore. Eppure,anche qui,Eastwood è molto attento a spstare l'attenzione dal,o dai,personaggi in sè,al mutamento che matura nel protagonista,il quale mutamento.si fa oggetto centrale del film e motivo di sviluppo successivo della storia. Allo stesso modo,in "Gran Torino",Walt,dapprima sospettoso,rivolge pian piano il suo sguardo verso Sue,la sorella maggiore di Thao,che è perfettamente inserita nella società americana e l'uomo si lascia convincere dalla schiettezza dell'amicizia di lei,che tenta di gravitarlo attorno alla famiglia Hmong e in particolar modo verso il fratello Thao. Quando il ragazzo,per rimediare al tentativo di furto,si dà da fare seriamente per lavorare per Walt,quest'ultimo sente di aver raggiunto il suo scopo,quello di insegnare a Thao a essere "un uomo",lavorando duro e mostrando così al ragazzo che non è necessario appartenere ad una banda per dimostrare il proprio valore.Si intuisce,allora,che sono due i protagonisti alla ricerca di qualcosa,ognuno secondo la propria via ed a modo suo,ma che si completano l'un l'altro,creando un sistema in equilibrio dinamico,che li vede accomunati a trovare il senso della loro vita. Walt trova questo significato,nel suo io più profondo,quando capisce di essere passato,attraverso un lungo viaggio interiore, dal rifiuto verso altre culture ad una sincera condivisione esistenziale con i propri vicini. Allo stesso tempo,l'uomo realizza come sia stato possibile per lui,progredire dall'intolleranza alla solidarietà. Se questi sono i presupposti che muovono le intenzioni narrative di Eastwood,si comprende bene quanto "Gran Torino" non sia affatto il racconto di un ispettore Callaghan giunto ad una età avanzata,bensì uno spaccato di vita che vede la metamorfosi esistenziale di un vecchio,da una condizione di rabbia e frustrazione,ad una nuova visione dell'"Uomo",del suo significato,della sua dignità e del sua valore universale. La propensione alla rudezza ed all'approccio violento verso il prossimo da parte di entrambi in personaggi,non comporta una similitudine fra loro. L'epoca e la realtà storica di Dirty Harry,non sono le stesse di quelle nelle quali vive Walt. "Harry era frustrato dal sistema politico e giudiziario della sua città",afferma Eastwood. Walt vuole essere solo e vive una vita che non ha riferimenti fuori da sè stesso e la guerra che porta avanti,è sostanzialmente una sua propria memoria storica,una contrazione mentale che lo inaridisce e lo affligge in modo acuto,come si avverte quando finalmente accetta di confessarsi. Come spesso accade per opere la cui completezza appare evidente ed esaustiva e queste non necessitino di null'altro al di fuori dei valori dai quali sono costituite,è difficile immaginare questo film senza la presenza di Eastwood come protagonista. Con la sua regia impeccabile ed il suo stile inconfondibile,il regista mette in scena un dramma che mescola sentimento e violenza,tenerezza ed insulti,soppesando il concetto del prezzo dell'odio e del sangue che chiama sangue. Ma è la sua presenza scenica che fa di "Gran Torino" il film che è. Nel contesto di una sceneggiatura dalle linee agitate e gravemente attuali,Eastwood coniuga perfettamente la figura di un eroe 78enne rabbioso e caustico,con un ritmo leggero, stemprandolo nel comportamento talvolta ironico e grottesco del vecchio,con il risultato di riuscire a disegnare alla perfezione la complessità del personaggio di Walt. Oggi le grandi Major non si impegnano più a produrre pellicole che trattino dell'America,dei suoi controversi risvolti sociali e delle problematiche che agitano il Paese. Parte della motivazione può anche essere generazionale. Registi della stregua di Kramer,Curtiz,Fleischer,Capra Preminger,Kazan,etc,non trovano,o non troverebbero,terreno adatto e spessore per proposte e tematiche di questo tipo. Il sistema dei grandi Studios di Hollywwod,muoveva i suoi ingranaggi con un meccanismo alimentato dall'obiettivo di incanalare le vendite nell'esportazione,quando era ancora vivo l'mpegno a raccontare vicende di vita americana,regalando il sogno del grande ideale democratico,portato in scena dalla forza persuasive di John Wayne o Fred Astaire. L'evoluzione della politica,a livello planetario e la posizione degli USA nella scacchiera mondiale,non consentono più neanche di immaginare reale questa idea e la prospettiva di tre intere generazioni è radicalmente cambiata. E' sconfortante vedere come molte pellicole attuali,siano letteralmente scollegate dalla realtà quotidiana americana,dalle recessioni economiche,ai grandi problemi razziali. Ancora una volta,Clint Eastwood racconta una storia sulle mille domande di un'America controversa,inserendola in un microcosmo sociale,indagando sulle ragioni della sua nascita,sviluppo e conclusione,con una particolare cura verso la contestualizzazione di tale vicenda e lo fa con il metodo che è ormai suo di tradizione,cercando nel profondo e combinando con sapienza il contenuto del suo messaggio,con l'aspetto spettacolare,con un esito che non fa mancare intrattenimento,riflessione ed emozione.

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