Walt Kowalsky è un meccanico in pensione. Alla lunga vita di lavoro alla Ford,il ritiro vede l'uomo in una condizione esistenziale isolata e prevenuta verso un mondo in continuo cambiamento. La moglie muore e Walt resta solo,con i figli e i nipoti,dai quali si tiene a debita distanza. Le sue giornate si altalenano fra i piccoli lavori da eseguire,la sua birra,il suo cane e il barbiere,unica persona che potrebbe avere la presunzione di dichiararsi suo amico,ma soprattutto Walt nutre una passione febbrile verso la sua Ford modello "Gran Torino",che egli accudisce maniacalmente. Veterano della guerra in Corea,Walt ne porta su di sè il pesante fardello di ricordi e non è per nulla contento di assistere al processo che vede gli immigrati asiatici,le bande di adolescenti di etnia Hmong,i latino americani,gli afroamericani,prendere possesso del suo quartiere,ormai in stato di disfacimento e sostituire i conoscenti di un tempo,tutti morti o trasferiti. La vita di Walt sembra trascorrere in una tetra tristezza,fino a quando,una notte,sorprende il giovane Thao,suo vicino di casa,che spinto dalla gang del quartiere alla cui testa sta il cugino Spider,si era intrufolato nel garage per rubare la Gran Torino. Da quel momento,la vita di Walt cambia radicalmente. "Gran Torino" segna il ritorno di Eastwood in veste di regista ed attore,dopo "Million Dollar Baby",Oscar come miglior film nel 2005. L'artista rientra in grande stile,nella parte di un uomo che si trova a dover affrontare la realtà di un mondo che egli disconosce e che muta in continuazione,sotto i suoi occhi di persona burbera ed ancorata a pregiudizi e situazioni esistenziali,che lo imprigionano in una dimensione dalla quale egli stesso rifiuta di liberarsi. Lo spunto per raccontare la storia di una redenzione,o intima revisione e mettere a fuoco i lineamenti di un personaggio che si trova a fare i conti con sè stesso,nelle ultime pagine di una lunga vita di duro lavoro,viene all'esordiente sceneggiatore Nick Schenk,dalla sua attenzione rivolta alle famiglie Hmong,una razza asiatica originaria del Laos,intervenuta nel conflitto in Vietnam a supporto degli Stati Uniti e trovatasi in una situazione di migrazione ed insediamento nel Paese. Walt Kowalsky non nutre alcuna simpatia per questa gente,con la quale condivide una condizione di vicinato e manifesta apertamente e senza mezzi termini il suo razzismo e la sua ostilità. L'ossessione per gli orrori vissuti in Corea,Walt li riversa sui suoi vicini,mostrando di non fare distinzioni in seno alla razza asiatica,che egli vede uniforme e senza particolarità distintive. Ciononostante,una lenta trasformazione matura nel suo intimo,quasi a livello subliminale ed inconscio,che lo porta ad avvicinarsi ed ad assimilare una cultura così diversa dalla sua e dalla quale,peraltro,si sente attratto. Il suo processo d'introspezione forma la base del film ed è il tema centrale,sviluppato con una buona dose di autoironia e sul quale si intrecciano le vicende che vedono l'uomo riflettere sulla sua vita trascorsa e cercare di dare un significato a quella in corso. Eastwood è sempre stato molto attento agli sviluppi dei rapporti interraziali,fra religioni e fra le diverse fasce sociali,filtrandole attraverso una prospettiva ove il pregiudizio e l'idea preconcetta giocano un ruolo primario ("The Changeling","Lettere da Iwo Jima","Fino a prova contraria","Mystic River","Gli spietati"). Spesso il regista affronta il tema della diversità e della discriminazione,con argomenti che mettono a nudo la realtà,quando questa viene inquinata dall'equivoco,scoprendo situazioni scomode e denunciandole in modo schietto ed onesto. In "Gran Torino",Walt è un uomo vecchio,non solo all'anagrafe,ma che si vede incapace di adattarsi e vivere un oggi che stride con il suo settarismo,profondo e radicato in una dura esperienza di lavoratore alla Ford e di soldato testimone di terribili eventi vissuti in Corea. Purtroppo Kowalsky non è stato in grado di superare i suoi traumi ed è restato vittima di una implosione interiore che lo ha portato a vivere in una sorta di sorda autocommiserazione,chiudendolo in una drammatica impossibilità di comunicare,restando così,solo,senza più la moglie,venuta a mancare e con i figli ormai cresciuti ed adulti,che egli stesso non comprende e che sente quasi come estranei. Fra le righe del controverso rapporto di Walt con i figli e i nipoti,si inserisce l'ulteriore irritante inconveniente di Padre Janovich,sacerdote della defunta moglie e del suo assillante insistere perchè si realizzi l'estremo desiderio della donna,che Walt cerchi il perdono di Dio nel Sacramento della confessione. Il sacerdote fa del suo meglio,per avvicinarsi a Walt,ma trova l'uomo,anche qui,prevenuto e chiuso nella sua opinione che l'uomo di Chiesa sia un inesperto ragazzino dai modi scontati ed inefficaci. Non è un bello scenario,quello che si intravvede fra le ombre di un Walt alla deriva,eppure sempre vorticante attorno a sè stesso. Sembra non esserci vita,luce o calore,nella sua esistenza passita e rinchiusa fra le mura di una rabbia esistenziale. Anche la "Gran Torino",la sua gioia,il suo orgoglio,che egli cura come un oracolo,null'altro è che una macchina,un oggetto meccanico,che Walt non usa e che custodisce gelosamente nel garage,chiusa anch'essa agli occhi del mondo che vive e si muove attorno a lui. Una felicità ferma e statica,che l'uomo lucida e pulisce con attenzione,nascondendola al prossimo,che è invece una realtà che respira vita sotto un cielo aperto. Questo è quanto rimane a Walt,che vive in un quartiere che egli ha visto cambiare,in una strada malridotta,ove ha,come vicini,degli immigrati che non accetta,in una casa ben curata,unica fra le altre abitazioni lasciate andare a sè stesse,come ad indicare la precarietà di una popolazione cui non spetta il pieno diritto di vivere in quel Paese. Walt è rimasto attaccato ad un passato che gli impedisce di accettare come il mondo sia cambiato e si sia evoluto e questa condizione di stasi caratterizza ogni aspetto della sua vita. Thao,il ragazzo per cui Kovalsky nutre una certa simpatia,è altrettanto solo,quasi disadattato in seno ad una famiglia di sole donne. Timido ed impacciato,vede in Walt la figura maschile che gli è sempre mancata e ne fa il suo punto di riferimento. Tocca proprio a Thao il compito di rubare la Gran Torino dell'anziano vicino,spinto,come prova d'iniziazione per l'appartenenza alla banda locale,dai due ragazzi asiatici Spider e Smoke. Anch'essi sono figli della strada,non hanno avuto alcuna educazione o guida da parte dei loro genitori e sono alla ricerca dell'integrazione nella società,cercando di coniugare due culture tanto diverse:la propria e quella del Paese dove si sono trasferiti,in una affannosa ricerca sferzata dalla ribellione che caratterizza la frustrazione di chi si trova nel bisogno di inserirsi in una condizione di esistenza in una terra straniera. La reazione di Walt al tentativo di furto,lo fa diventare oggetto di ammirazione e stima. Qui,per Kovalski,si presenta la possibilità per un'apertura ad una maggiore comprensione delle difficoltà che animano e motivano il comportamento dei ragazzi della comunità Hmong. Recidivo,inizialmente,di fronte alle manifestazioni di affetto del vicinato,man mano l'uomo si apre,tra splendide pennellate ironiche,ad un atteggiamento radicalmente diverso,scoprendo le virtù e le doti dei vicini di casa. Il suo processo di trasformazione interiore,lo porta ad affermare quanto abbia più in comune quella gente,di quanto possa avere con i figli viziati e fannulloni. Sembra quasi che la pellicola abbia il suo sviluppo drammatico,per poi soffermarsi su un concetto essenziale:riuscire a mettere in luce il processo intimo di un uomo che gradualmente riesce a disfarsi dei propri pregiudizi,per riscoprire la novità di rapporti umani che mai avrebbe immaginato di tessere. Ci si ricorda bene,di quanto Frankie Dunn,il Clint di "Million Dollar Baby",sia inizialmente restio ad allenare Maggie,(Hilary Swank),perchè donna e,come tale,non compatibile con il quadro prospettico che rientra nell'ottica dell'allenatore. Eppure,anche qui,Eastwood è molto attento a spstare l'attenzione dal,o dai,personaggi in sè,al mutamento che matura nel protagonista,il quale mutamento.si fa oggetto centrale del film e motivo di sviluppo successivo della storia. Allo stesso modo,in "Gran Torino",Walt,dapprima sospettoso,rivolge pian piano il suo sguardo verso Sue,la sorella maggiore di Thao,che è perfettamente inserita nella società americana e l'uomo si lascia convincere dalla schiettezza dell'amicizia di lei,che tenta di gravitarlo attorno alla famiglia Hmong e in particolar modo verso il fratello Thao. Quando il ragazzo,per rimediare al tentativo di furto,si dà da fare seriamente per lavorare per Walt,quest'ultimo sente di aver raggiunto il suo scopo,quello di insegnare a Thao a essere "un uomo",lavorando duro e mostrando così al ragazzo che non è necessario appartenere ad una banda per dimostrare il proprio valore.Si intuisce,allora,che sono due i protagonisti alla ricerca di qualcosa,ognuno secondo la propria via ed a modo suo,ma che si completano l'un l'altro,creando un sistema in equilibrio dinamico,che li vede accomunati a trovare il senso della loro vita. Walt trova questo significato,nel suo io più profondo,quando capisce di essere passato,attraverso un lungo viaggio interiore, dal rifiuto verso altre culture ad una sincera condivisione esistenziale con i propri vicini. Allo stesso tempo,l'uomo realizza come sia stato possibile per lui,progredire dall'intolleranza alla solidarietà. Se questi sono i presupposti che muovono le intenzioni narrative di Eastwood,si comprende bene quanto "Gran Torino" non sia affatto il racconto di un ispettore Callaghan giunto ad una età avanzata,bensì uno spaccato di vita che vede la metamorfosi esistenziale di un vecchio,da una condizione di rabbia e frustrazione,ad una nuova visione dell'"Uomo",del suo significato,della sua dignità e del sua valore universale. La propensione alla rudezza ed all'approccio violento verso il prossimo da parte di entrambi in personaggi,non comporta una similitudine fra loro. L'epoca e la realtà storica di Dirty Harry,non sono le stesse di quelle nelle quali vive Walt. "Harry era frustrato dal sistema politico e giudiziario della sua città",afferma Eastwood. Walt vuole essere solo e vive una vita che non ha riferimenti fuori da sè stesso e la guerra che porta avanti,è sostanzialmente una sua propria memoria storica,una contrazione mentale che lo inaridisce e lo affligge in modo acuto,come si avverte quando finalmente accetta di confessarsi. Come spesso accade per opere la cui completezza appare evidente ed esaustiva e queste non necessitino di null'altro al di fuori dei valori dai quali sono costituite,è difficile immaginare questo film senza la presenza di Eastwood come protagonista. Con la sua regia impeccabile ed il suo stile inconfondibile,il regista mette in scena un dramma che mescola sentimento e violenza,tenerezza ed insulti,soppesando il concetto del prezzo dell'odio e del sangue che chiama sangue. Ma è la sua presenza scenica che fa di "Gran Torino" il film che è. Nel contesto di una sceneggiatura dalle linee agitate e gravemente attuali,Eastwood coniuga perfettamente la figura di un eroe 78enne rabbioso e caustico,con un ritmo leggero, stemprandolo nel comportamento talvolta ironico e grottesco del vecchio,con il risultato di riuscire a disegnare alla perfezione la complessità del personaggio di Walt. Oggi le grandi Major non si impegnano più a produrre pellicole che trattino dell'America,dei suoi controversi risvolti sociali e delle problematiche che agitano il Paese. Parte della motivazione può anche essere generazionale. Registi della stregua di Kramer,Curtiz,Fleischer,Capra Preminger,Kazan,etc,non trovano,o non troverebbero,terreno adatto e spessore per proposte e tematiche di questo tipo. Il sistema dei grandi Studios di Hollywwod,muoveva i suoi ingranaggi con un meccanismo alimentato dall'obiettivo di incanalare le vendite nell'esportazione,quando era ancora vivo l'mpegno a raccontare vicende di vita americana,regalando il sogno del grande ideale democratico,portato in scena dalla forza persuasive di John Wayne o Fred Astaire. L'evoluzione della politica,a livello planetario e la posizione degli USA nella scacchiera mondiale,non consentono più neanche di immaginare reale questa idea e la prospettiva di tre intere generazioni è radicalmente cambiata. E' sconfortante vedere come molte pellicole attuali,siano letteralmente scollegate dalla realtà quotidiana americana,dalle recessioni economiche,ai grandi problemi razziali. Ancora una volta,Clint Eastwood racconta una storia sulle mille domande di un'America controversa,inserendola in un microcosmo sociale,indagando sulle ragioni della sua nascita,sviluppo e conclusione,con una particolare cura verso la contestualizzazione di tale vicenda e lo fa con il metodo che è ormai suo di tradizione,cercando nel profondo e combinando con sapienza il contenuto del suo messaggio,con l'aspetto spettacolare,con un esito che non fa mancare intrattenimento,riflessione ed emozione.
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domenica 12 aprile 2009
Una bella recensione di un bel film, Gran Torino di Clint Eastwood
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