Seicento milioni per fare di Roma la prima capitale digitale d´Europa. Cinque anni di lavori per scavare cunicoli e opere civili in cui posare la fibra ottica che porterà la banda ultra larga da 100 megabit al secondo nelle case dei romani, negli uffici della pubblica amministrazione e del terziario, nei negozi, negli alberghi e nei capannoni dei distretti industriali romani. I lavori partiranno a settimane e daranno lavoro progressivamente a mille persone. Un piano quinquennale ma con obiettivi già ben definiti da raggiungere entro la fine di questo 2009. Anche se c´è ancora da aspettare la presentazione ufficiale dei dettagli, i passaggi di massima dovrebbero essere i seguenti.
Entro il 2009, dunque, si inizierà a lavorare attorno alle 7 centrali telefoniche in cui è divisa la Roma telefonica all´interno del Grande Raccordo Anulare. Le centrali individuano sette quartieri della città: Nomentano, Belle Arti, Corso Vittorio, Viminale, Appia, Pontelungo-Cinecittà, Prati.
Non bisogna lasciarsi ingannare dalla toponomastica: i nomi sono tutti di quartieri del centro storico o semicentrali, ma la rete telefonica romana è costruita per grandi cerchi a partire da ognuna di queste sette centrali. Di fatto, attraverso loro si cabla tutta Roma. Ma gli obiettivi del 2009 non sono terminati: già in questa prima fase i lavori di ammodernamento riguarderanno 200 mila linee telefoniche e porteranno la fibra nelle prime 40 mila abitazioni, oltre a migliaia di altre connessioni per uffici e imprese.
«Era ora che qualcosa si muovesse - assicura Maurizio Decina, romano di nascita e formazione anche se milanese di residenza da anni, uno dei guru delle tlc italiane, docente del dipartimento di Elettronica e Informazione del Politecnico di Milano - Si è già perso troppo tempo. E non solo in Italia. In tutta l´Unione Europea gli utenti collegati in fibra ottica sono 2,2 milioni. Nell´Europa dell´Est sono 3,6 milioni. Vuol dire che oggi c´è più fibra ottica a Praga, in Estonia o in Polonia che a Parigi o a Londra. Quindi ben venga qualsiasi iniziativa per recuperare questo gap competitivo».
Ma che cosa è esattamente questo piano per Roma Digitale? Una cosa semplice in apparenza: i 600 milioni sono la somma di quanto i singoli operatori telefonici - Telecom Italia e Fastweb su tutti, ma sicuramente sono della partita anche Vodafone e Wind - hanno già stanziato nei loro bilanci per le opere civili legate ai rispettivi progetti di cablaggio in fibra. I 600 milioni non sono insomma soldi aggiuntivi ma denaro che già c´è. Sono ascrivibili, a spanne, per i due terzi a Telecom Italia e per i restanti 200 e passa milioni alle altre telecom, Fastweb su tutti come si è detto.
Ma il piano Roma Digitale, fortemente voluto dall´Uir, l´Unione Industriali di Roma (il cui presidente Aurelio Regina ne ha parlato anche a Madrid, la settimana scorsa, in occasione del meeting delle associazioni industriali delle capitali europee) ha un merito innegabile e rilevante: quello di aver messo attorno a un tavolo tutte le telecom, che normalmente tra di loro competono cercando di sottrarsi utenti reciprocamente, per creare un´iniziativa che ha il suo punto di forza nella cooperazione.
In pratica, qualunque di loro aprirà un cantiere a Roma per posare fibra ottica, avvertirà gli altri che potranno a loro volta posare i loro cavi nel condotto comune con grandi risparmi di costi e di tempi.
L´Uir si fa garante di tutto questo, agevolata anche dal fatto che il suo vicepresidente con delega su Roma Digitale è Stefano Pileri, ossia il responsabile dello sviluppo della rete di Telecom Italia, oltre che da pochi giorni anche presidente Servizi innovativi e Tecnologie della Confindustria nazionale.
Ma l´Unione industriale romana si assume anche un secondo ruolo strategico: quello di farsi parte attiva presso il Comune di Roma con l´obiettivo di rendere il più possibile snello e rapido l´iter di concessione di permessi e autorizzazioni. E anche di agevolare l´accesso ai cavidotti di competenza comunale per risparmiare lavori civili dove possibile.
E´ questo un aspetto che interessa in modo particolare al sindaco Gianni Alemanno, preoccupato dai disagi e dalle polemiche che le continue aperture di strade e marciapiedi finirebbero per creare. Ma anche in questo caso la tecnologia viene in aiuto: le nuove minitalpe (versioni in miniatura del gigante che sta scavando le gallerie delle nuove metropolitane romane) potranno risolvere molti problemi. Sono piccoli gioielli tecnologici: robotini che possono scavare fino a 200 metri di condotti al giorno, posando al tempo stesso anche la fibra ottica, lavorando sotto il livello del suolo, senza intralciare il traffico delle auto e le attività dei cittadini.
Joe Martello
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